Michele Liuzzi

A confession: the shadow line

a cura di Andrea Sbra Perego

 

Opening: Martedì 20 aprile 2021 h 18.00

13 aprile – 16 maggio 2021 da lunedi a sabato h 15.00 – 19.00 su appuntamento

Corso Regina Margherita 94, c/o belle arti R.I.M./basement, 10122 Torino



Uno chiude dietro di sé il cancelletto della fanciullezza ed entra in un giardino incantato. Là persino le ombre rilucono di promesse. Ogni svolta del sentiero ha un suo fascino. E non perché sia una terra tutta da scoprire. Si sa bene che l’umanità intera l’ha percorsa in folla. È la seduzione dell’esperienza universale, da cui ci si attende una sensazione singolare o personale: un po’ di se stessi.”

Joseph Conrad, The shadow line, a confession.

Michele Liuzzi, tanto calma quanto tempesta. Staticità e movimento. Casualità e calcolo meticoloso.

I suoi lavori sembrano lasciare spazio a diverse interpretazioni, ma hanno già deciso che strada prendere; la loro doppia valenza è consapevolmente segnata dalla “Linea d’ombra” generata dalla luce propria di cui sono alimentate.

L’immagine della linea d’ombra sta ad indicare un passaggio, un’evoluzione dalla gioventù alla maturità dell’opera, che avviene in un istante netto e in maniera ben precisa.

Ogni cosa ha la propria ombra, ma niente può godere della propria, perché l’ombra è qualcosa che si cede.

Si parte da una metafora, un mare mai presente, e ad un certo punto ci accorgiamo che il giorno non c’è più: siamo nel sogno. A un assemblaggio di elementi rotti e ricostruiti fino a dare nuovo senso e compiuto a ciò che c’è si sostituisce, come d’incanto, un’atmosfera surreale, dalla quale emergono figure dai toni talvolta fiabeschi talvolta mitologici, che galleggiano in fasci di luce; la materia si ripopola di vita propria, dettando forme e sagome: da dove arrivi, quali percorsi abbia fatto, non ha importanza nella ricombinazione che dà l’opera, quello che ne emerge è che non esiste via che non conduca al sogno.

L’importanza dell’illusione che definisce la realtà; è la soggettività in perpetua apparente crisi delle strutture assemblate con materiali di recupero a generare, attraverso l’uso consapevole di luci e ombre, l’atmosfera sognante e astratta che ci permette di valutare l’opera basandoci sulla quantità di esperienze che comunica, più che per il consapevole artificio da cui è costituita e costruita.

Non c’è una presa di posizione, un’enfatizzazione, quello che conta non è tanto la diffusione di un messaggio o l’elaborazione di una teoria precisa, ma la descrizione di uno stato d’animo e di molteplici percezioni realizzata passando attraverso un indagine inquieta e penetrante, segreta costruzione di un percorso al limite del tragico, la cui tragicità non deve mai apparire e anzi, semmai, apparire sempre impossibile, irreale, deformata fino al grottesco.


“Un’apparente immobilità
dove la massa informe prende vita
nella tensione della figura.
Elementi saturi di energia
colti nell’atto di esprimere una tensione di forze
o nella continuazione di un effetto,
come per una lampadina che si spegne
conserva ancora il calore nel tempo.”

Michele Liuzzi

Nelle opere di Michele assistiamo a una maturazione caratteriale: sottoposto alla prova di “una navigazione tormentata e carica di ansie”, resa possibile proprio dalla liberazione delle emozioni nell’annullamento dello spazio e del tempo, nel ritorno alla fiaba e al mito, nell’identità di principio e di epilogo: “alla fine ero diventato un marinaio”.