CONOSCO OGNUNO DEI MIEI APPUNTAMENTI”

ritratti di Irma Molinari

a cura di Andrea Sbra Perego



La prima mostra personale dell’artista torinese Irma Molinari è incentrata sul ritratto, tema costante della sua produzione.

Per Irma ogni ritratto è vissuto come un appuntamento, quasi amoroso, emotivo e sensuale, vissuto dall’interno.

I soggetti che dipinge sono persone che fanno parte della sua vita e che vengono da lei sviscerate nell’intimo profondo, ingerite, digerite, infine rigurgitate nella sua personale visione creativa.

Irma mi disse che le persone che ritrae a volte si stupiscono di ritrovare in queste interpretazioni, una parte di se stessi magari sconosciuta o ignorata, ma comunque sempre veritiera, spesso persino difficile da accettare; personalmente la trovo una cosa straordinaria.

Ma lascerei che sia lei a raccontarsi e a spiegare in parte il suo lavoro, riportando qui un breve estratto da un’intervista che l’artista mi ha concesso; il mio personale “appuntamento” con Irma Molinari.

A.) Eccoci Irma, direi di cominciare con una breve presentazione del tuo lavoro…

I.) La mia arte è connaturata dall’erotismo. Esprime l’Amore in tutte le sue parti, cerco di eviscerare anche il senso oscuro ed onirico.

Amo decomporre la seduzione ed oggettivare l’inquietudine che sorge da questi atti di destrutturazione. Un atto voluto, cercato ed espresso nell’immediatezza del mio istinto creativo.

A.) Quando pensi a un ritratto, in che modo scegli i soggetti da raffigurare?

I.) Diciamo che le figure impresse nei miei quadri sono una forma pittorica della mia dimensione erotica, Sono figure fantastiche sorgenti dal mio immaginario.

I soggetti non li scelgo, emergono come proiezioni di un subconscio alquanto recondito e forse anche vietato dal senso comune o culturale.

A.) Ci sono degli aspetti della persona che vuoi far emergere in modo particolare quando gli fai un ritratto? Se sì quali?

I.) Sono gli aspetti che riguardano l’esacerbazione del piacere: distendo il processo ludico come fosse il fotogramma di una scena in cui turbamento, emozione e sortilegio si congiungono e si confondono.

A.) Visto che sei anche una scrittrice, quanta poesia c’è nella tua arte?

I.) Più che poesia, nelle mie opere scritte si trovano riquadri scenici che ricordano la pura e verdeggiante campagna, con tutti i caratteri psicologici che raffigurano anche la dimensione dell’infanzia vissuta in un complice rapporto con la natura.

A.) La scelta tecnica di usare i cosmetici per dipingere ha un qualche significato particolare?

I.) I quadri sono un rispecchio di me stessa; quando li creo attingo ad una duplice toeletta: dapprima li trucco come doppi di me, poi la rarefazione che consegue nell’immagine simboleggia il disfacimento che appartiene all’essere. E ciò può succedere in un istante.

A.) Nei tuoi lavori emerge subito la parte istintivo-emotiva; per te fare arte è una questione di puro istinto o c’è anche una parte di razionalità?

I.) L’arte sollecita la mia particolare natura primordiale. Quando dipingo mi auto-divoro, perché cerco di trasmettere l’immagine della bellezza del disfacimento e del declino.